Ad un anno dal lancio aumenta la gamma dei formati video di google adsense.
Come si legge sul blog ufficiale i formati compatibili per i video di adsense prima erano
solo:
300x250 Medium Rectangle
336x280 Large Rectangle
200x200 Small Square
250x250 Square
Ora si sono aggiunti anche:
728x90 Leaderboard
120x600 Skyscraper
160x600 Wide Skyscraper
Le modalità di guadagno variano in base alla tipologia scelta dall'inserzionista:
In caso di annunci CPM, la remunerazione avviene in base alle impression generate.
Nel caso di annunci CPC, la remunerazione scatta nel momento in cui l'utente cliccherà sul
tasto play del video.
Quando si comincia ad utilizzare il programma di Adsense di Google ci si trova di fronte ad una serie di definizioni con le quali è opportuno far subito amicizia. In questo post ho deciso di elencare le basilari definizioni del programma:
Impression
Si conteggia un impression ogni volta che il javascript del programma Adsense viene eseguito. Bisogna sottolineare che lo script non è eseguito dagli spider, dai browser senza il supporto per javascript, dai browser che non supportano gli iframe
CTR
Percentuale di click rispetto agli annunci visualizzati (click/visualizazzioni)
CPC
Costo per ogni click
CPM
Importo pagato dagli inserzionisti per 1000 visualizzazioni di un annuncio. Il costo per mille impression è determinato dagli inserzionisti che scelgono, inoltre, i siti sui quali far apparire i loro annunci: si parla di targeting per sito
ECPM
Costo per mille impressioni calcolato ricavi/impression*1000
Targeting per sezione
Impostare aree di testo che abbiano rilevanza maggiore nel costruire annunci inerenti al contenuto della pagina
Da queste prime definizioni possiamo dire che le entrate possono essere generate dal CPC o dal CPM. Questi ultimi appaiono solamente se un inserzionista decide di pubblicare gli annunci su quel determinato sito mediante il "targeting per sito". Nel caso del CPC si ha un targeting contestuale generico.
In questi giorni ho letto interessanti post sulla velocitàdi caricamento delle pagine web. Si sa che sul caricamento della pagina web incidono soprattutto i componenti multimediali di qualsiasi natura. Per quanto riguarda le immagini credo sia buona norma, in fase di ottimizzazione, specificare le dimensioni delle stesse mediante gli attributi �width� ed �height� La loro funzione fondamentale è quella di consentire un più rapido ed efficace caricamento della pagina web.
Essi, infatti, dettano al browser le dimensioni delle immagini, consentendogli di costruire in maniera corretta il layout della pagina (evitando che gli elementi vengano �sballottati� prima della loro collocazione definitiva) e di continuare il download degli altri elementi in attesa del caricamento completo dell�immagine stessa (ad esempio, procedendo al caricamento della parte testuale, che è più veloce da completare).
L�utilizzo corretto di questi due attributi consente agli utenti, soprattutto quelli con vecchie connessioni ad internet, di poter tranquillamente leggere la notizia, la scheda prodotto in attesa del caricamento dell�immagine evitando noiose attese, soprattutto per immagini di grandi dimensioni o in caso di connessione lenta.
In sintesi possiamo dire che questi attributi velocizzano il caricamento della pagina web consentendo un download contemporaneo della componente grafica e testuale e soprattutto facilitano il caricamento della pagina web consentendo all'utente di ottimizzare i tempi di navigazione evitando quel senso di disorientamento che si genera nell'utente in fase di download delle varie parti del sito web.
Molti webmaster vivono con l'ansia della validazione: testare e ritestare la compatibilità di un sito per poter visualizzare l'icona del W3C al fine di ottenere la conformità del sito web agli standard. Lo faccio anche io. Una riflessione mi ha però portato ad abituarmi a lavorare verso gli standard senza però preoccuparmi in modo eccesivo della validazione.
Gl interrogativi maggiori sono sorti soprattuto quando mi son trovato a gestire siti dinamici il cui contenuto variabile molto spesso non è opportunamente formattato (soprattuto se inserito da utenti poco esperti) in fase di inserimento e facilmente si ricorre in qualche incompatibilità ai fini della validazione.
Quale può essere la reazione di un visitatore che clicca sulla icona di validazione e si ritrova l'incompatibilità della pagina?
Quale è il valore aggiunto che può derivare dall'inserimento dell'icona di conformità del W3C?
Alla prima domanda la risposta può essere mi prende in giro, l'ha validata una volta ma poi se ne è fregato e cosi via... Alla seconda domanda la risposta può essere che è meglio focalizzare la propria attenzione sui contenuti in modo che il valore aggiunto derivi dagli stessi e non dai bottoncini di validazione.
Per farsene una ragione basti pensare che anche i siti dei principali search engine non sono del tutto conformi agli standard. Seguire gli standard è quindi un passo fondamentale per la struttura delle pagine del sito, per la valenza semantica delle stesse e per tutto ciò che riguarda l'aspetto back-end del sito stesso, ma di certo non è un motivo di vanto o un successo da sbandierare.
Ho deciso di inserire nel mio blog, l'icona nella barra degli indirizzi: la famosa favicon.ico.
Sottolineo che favicon è l'abbreviazione del termine favorites icon: ciò fa capire che lo scopo fondamentale è la visualizzazione dell'icona tra i Preferiti. Ho realizzato l'immagine di 16*16 pixel e l'ho convertita direttamente on-line utilizzando un tool sul sito html-kit nell'apposito formato ".ico". Dopo averla preparata ho provveduto ad aggiornare il codice XHTML delle mie pagine web inserendo l'istruzione necessaria:
In seguito sempre dal sito html-kit ho utilizzato l'apposito validator per testare la correttezza del tag link e verificare la compatibilità (da un punto di vista grafico) della mia favicon.
Successivamente ho testato sui due browser principali la visualizzazione della favicon: ho notato diverse anomalie che vorrei descrivere. Nel primo test ho inserito il seguente link nell'intestazione della home utilizzando un percorso specifico, alternativo al tradizionale metodo che vede l'inserimento della favicon nella root principale con il nome standard favicon.ico. Il metodo utilizzato mi ha permesso di ottimizzare il nome del file.
Ho ottenuto i seguenti risultati:
Cache Pulita
Mozilla visualizza l'icona
Internet Explorer non visualizza l'icona
Inserendo il sito nei Preferiti
Internet Explorer visulizza l'icona nei Segnalibri ma non nella barra degli indirizzi
Mozilla visualizza l'icona sia nei segnalibri (è stato necessario riavviare il browser) che nella barra degli indirizzi
E' a disposizione degli inserizionisti il nuovo ADWORDS editor 3.5. Il software permette di gestire facilmente l'account di Google adwords direttamente dal proprio PC con possibilità di poter ottimizzare le proprie campagne lavorando anche offline per poi caricare le modifiche. Prevista anche la possibilità di esportare il lavoro. Tra le novità più importanti il Targeting per città e regione.
Yahoo ha dato notizia sul suo blog dell'introduzione del tag robots-no content da utilizzare all'interno del codice HTML in un tag div, span, p, ecc...
Questo evidenzia un utilizzo insolito del codice XHTML o HTML, allontanandolo dalla sua valenza semantica per finalità improprie. HTML non è un linguaggio per la costruzione grafica dei contenuti, tantomeno il codice HTML è scritto per fornire informazioni agli spider in modo specifico. L'aggiunta di codice non può avere solo scopi SEO: Zeldman parlerebbe di divite.
Indubbiamente il metodo yahoo è in grado di focalizzare l'attenzione sui contenuti rilevanti.
Voglio soffermarmi anche sulla differenza con l'attributo rel: REL, mendiante la proprietà follow, fornisce informazioni aggiuntive per lo spider; il metodo proposto da YAHOO, invece, prevede l'apposita costruzione di un tag per fornire informazioni allo spider. Al momento mi sembra eccessivo.
Sono arrivato in ufficio stamani e sfogliando la mia home personalizzata ho notato la possibilità di scegliere temi per personalizzare anche l'aspetto (oltre che i contenuti) della mia home.
Un pò di colore sulla home di certo non guasta, rende la pagina ancora più orientata all'utente, che ha la possibilità di sentirla ancora più sua. In pieno stile web 2.0.
Anche il logo ha apportato una leggerissima modifica: una semplice "i" che attribuisce all'utente un senso di appartenenza al gruppo di Mountain View.
L'aggiornamento ha causato anche qualche piccolo disagio nei giorni passati: all'improvviso erano scomparse tutte le mie sezioni preferite, i miei feed: un attimo di panico, qualche lettura sui forum per verificare casi simili e (quasi) subito è ritornato tutto ok... Per fortuna...
Dopo aver visto come gestire in ASP l'url rewriting per l'inserimento, la modifica e la cancellazione di contenuti, in questo articolo vedremo come gestire la visualizzazione degli articoli.
La procedura ha il suo step fondamentale nell'inserire all'interno delle pagine le funzioni che hanno il compito di trasformare gli url dinamici in statici. In questo caso, Marlenek ha implementato due funzioni che si occupano:
di eliminare il codice HTML da una stringa da riconvertire
di separare le parole con l'apposito trattino.
Giunti a questo punto non ci resta che correggere il percorso e linkare al file che è stato generato in fase di inserimento...