Nella prossima manovra finanziaria si nascondono molte sorprese e e si ripropongono molti buoni propositi che di anno in anno sembrano cose già fatte ma che vengono poi rimandate o sospese in attesa di decreti e provvedimenti attuativi.
La riforma dei coefficienti di ammortamento è senza alcun dubbio uno dei principali temi che periodicamente si ripropone ad ogni accenno di riforma fiscale.
Il provvedimento è necessario: i coefficienti sono stati stabiliti da un vecchio decreto del secolo scorso (!) e necesittano di una rivisitazione in grado di adeguare i coefficienti di ammortamento alle nuove esigenze delle aziende.
Una delega per la riscrittura dal 2013 del sistema degli ammortamenti è stata avanzata in questi giorni sperando che non cada nel dimenticatoio come lo scorso anno. Le nuove disposizioni prevedono una logica semplificazione che riduca il numero dei coefficienti attualmente disponibili ed eccessivamente frammentati. Anche se in un contesto molto dinamico come quello attuale, con continue innovazioni che comportano una rapida obsolescenza dei beni, il previsto allungamento dei periodi di ammortamento non è auspicabile e comporterebbe una sorta di tassazione nascosta derivante dai minori canoni di ammortamento utilizzabili ogni anno. L’ammortamento più lungo rischierebbe di diventare un ulteriore onere per la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione. Il tutto solo per fare un pò di cassa in più nel breve periodo.
Questo provvedimento che si prospetta all’orizzonte insieme con le nuove disposizioni per il riporto delle perdite rappresentano due politiche che mirano a far cassa nel breve periodo senza considerare le ripercussioni che potranno generarsi nel lungo periodo.
Intanto, fin quando la manovra non sarà approvatà in modo definitivo resteranno in vigore i vecchi coefficienti di ammortamento disponibili nella pratica tabella degli ammortamenti pubblicata su questo blog.
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