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Ente pubblico o privato? Vediamo le differenze

Una componente importante nella vita di ognuno di noi è il lavoro e, come recita l’articolo 1 della Costituzione: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Proprio durante il periodo storico drammatico che abbiamo attraversato, la pandemia, abbiamo capito ancor di più la sua importanza.

Con l’arrivo del Covid-19, il lavoro ha subito un duro colpo. Le aziende, private o che offrono un servizio pubblico, hanno dovuto riadattarsi istituendo lo smart working, ad esempio. Il Paese però non si è arreso e l’italiano ha continuato, nonostante le immense difficoltà, a far ruotare la sua vita attorno al lavoro per far girare l’economia. Sicuramente i grossi danni che il virus ha causato continueranno a gravare ancora, solo col tempo ogni frattura potrà essere risanata.

Quando parliamo di lavoro, parliamo della mansione che l’individuo svolge, prestando un servizio che deve essere equamente retribuito. Si può suddividere in 2 macrocategorie: il privato e il pubblico. E per quanto se ne voglia dire che in Italia non ci sia il lavoro, l’importante è saper cercare in base alle proprie competenze.

 

Differenza tra pubblico e privato



C’è un’importante differenza tra un ente pubblico e un ente privato. Quest’ultimo ha come obiettivo il conseguimento dell’utile, quindi i ricavi, nel bilancio annuale finale, devono essere maggiori rispetto ai costi. Inoltre, c’è da sottolineare che un ente di natura giuridica privata, potrà anche erogare un servizio pubblico, la differenza sta nell’obiettivo finale da raggiungere; infatti, in questo caso il privato avrà lo stesso obiettivo del pubblico.

L’ente pubblico, invece, non deve assolvere l’obiettivo di conseguire un utile, ma di erogare un servizio pubblico; infatti, offre un servizio generale. Questo ente dovrà, inoltre, a differenza del privato, pareggiare il bilancio ovvero avere a fine anno l’importo delle spese pari a quello delle entrate. Vediamo insieme i contratti nel pubblico impiego.

 

Pubblico impiego

Innanzitutto, l’accesso al lavoro pubblico è disciplinato dall’Articolo 97 comma 3 della Costituzione, il quale stabilisce che l’assunzione nella Pubblica Amministrazione (Pa) debba avvenire tramite concorsi, per questo si può consultare subito.news. Ci sono diversi tipi di mansioni che si possono svolgere come lavori nel pubblico impiego, infatti si possono ricoprire diversi settori, dalla sanità all’educazione, passando per la finanza ed altre attività governative.

Ora capiamo chi può essere il datore di lavoro per un soggetto che ricopre un impiego nel pubblico. Può essere un Ente statale come le istituzioni scolastiche, i Ministeri, le forze armate; un Ente locale come Comuni, Province, Regioni; un Ente pubblico nazionale e territoriale come l’Inps, Poste, Camere di commercio, etc.

L’accesso al pubblico impiego, come dicevamo prima, è regolato da delle normative, ovvero tramite concorsi oppure tramite centri per l’impiego, per qualifiche; oppure contratti flessibili o tramite contratti per persone appartenenti alle Categorie Protette. Tutti regolati in base al decreto legislativo n. 165/2001.



Tipologie di contratti

Nella Pubblica Amministrazione si può essere assunti tramite un contratto individuale di lavoro flessibile; ma è anche possibile collaborare con la Pa se si è lavoratori autonomi con Partita IVA, in questo caso bisognerà stabilire in anticipo la durata, il luogo, l’oggetto e il compenso della collaborazione.

Antonio Palmieri

Laureato in economia aziendale con una tesi dal titolo "Il ruolo dell'HTML nelle operazioni di web marketing", iscritto all'albo dei Consulenti del lavoro, sono un libero professionista che non trascura le potenzialità offerte dal web che resta la mia grande passione: lavoro e passione si integrano in Codice Azienda, blog che curo dal 2007 in cui affronto temi che riguardano imprenditori e professionisti. Nel mio curriculum le esperienze e le competenze.

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