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La crisi e la riforma del TFR

Siamo su arroccati su un iceberg ed una nave ci sta schiantando. Una rivisitazione del Titanic per iconizzare una crisi della quale siamo solo vittime. Non abbiamo possibilità di reagire e siamo in attesa dello schianto. Non siamo la nave, non possiamo fare l’ultima manovra. Siamo inermi ma fortunatamente narcotizzati!

Ora cambia il Governo. Ce ne sarà un altro. Non è difficile che sia migliore del precedente. Almeno qualcuno parla l’inglese!

La crisi del ventennio berlusconiano è riduttiva. Berlusconi non ha fatto assolutamente nulla e questa crisi non è colpa sua. Lui nemmeno ne capisce. E ciò lo dimostra il fatto che un provvedimento "risolutorio" da portare in Europa l’abbia fatto scrivere a Brunetta. Un pò come far preparare la lista della spesa a Poldo.

La crisi ha origini lontane, hanno mangiato tutti nella crisi. Andreotti ha mangiato talmente tanto che sta completando la digestione prima di passare a miglior vita. Cirino Pomicino sta ruttando.

L’Italia è coinvolta in una crisi finanziaria senza che nessuno capisca cosa accade. Spread, bund, Btp, termini di cui gli italiani (me compreso) non ne capiscono un acca. Anche perchè mio nonno mi dice che lui pensava a lavorare. Gli italiani lavoravano. Come dipendenti, come piccoli imprenditori, come artigiani. Sinonimi. Nell’economia reale rappresentanto le facce di una stessa medaglia. Una medaglia nelle mani di faccendieri e speculatori che si sono divertiti a fare il testa o croce e che ora non riescono a smettere.

Un esempio su tutti?

La riforma del TFR

Il trattamento di fine rapporto rappresenta le spettanze da corrispendere ai lavoratori dipendenti al termine del rapporto di lavoro. Una somma che si accumula mensilmente che alla fine del rapoprto veniva erogata dal datore di lavoro. In un certo senso una somma che il datore di lavoro poteva utilizzare come fonte di autofinanziamento in attesa di erogarla al dipendente.

Il colpo di magia è stato compito pochi annifa. La riforma credo sia entrata in vigore nel 2008. Ma poco importa. Una mossa geniale, capace in un solo colpo di penalizzare le imprese ed i lavoratori.

I rendimenti dei fondi previdenziali sono stati una totale delusione. Colpa della crisi si dirà il rendimento non può essere garantito ecc. Il vecchio TFR garantiva un rendimento minimo rivalutato annualmente con un particolare meccanismo di calcolo. Colpa del lavoratore che ha investito forzosamente quei soldi e che ora si ritrova con un mano meno di quanto poteva percepire col vecchio sistema? Copa degli imprenditori che si sono privati di risrse da destinare a questi maghi?

Una schifezza bipartisan. Tutti concordi nel sottrarre risorse all’economia reale per spostarla in investienti finanziari.

Ed ora come risolvere la crisi? La modifica dell’art. 18? Meno detrazioni per i redditi da lavoro?

Qual è ill nesso? Non mi è chiaro. Certo il lavoro "eterno" è un’anomalia sulla quale si può dibattere ma non si può imporre per decreto. I lavoratori (al pari dei piccoli imprenditori) sono le vittime di decenni di sciacallaggio finanziario.

Sono anni che vivono su un isolotto di ghiaccio e si sa che il riscaldamento finanziario globale causa un innalzamento delle acque dovuto allo scioglimento dei ghiacciai e delle favole. Inoltre la nave è senza controllo e non ha più timone.

Antonio Palmieri

Laureato in economia aziendale con una tesi dal titolo “Il ruolo dell’HTML nelle operazioni di web marketing“, iscritto all’albo dei Consulenti del lavoro, sono un libero professionista che non trascura le potenzialità offerte dal web che resta la mia grande passione: lavoro e passione si integrano in Codice Azienda, blog che curo dal 2007 in cui affronto temi che riguardano imprenditori e professionisti.

Nel mio curriculum le esperienze e le competenze.

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