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Taglio Irpef, a che punto siamo

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Obiettivo taglio Irpef entro il 2018. È questo il piano che il Governo Renzi ha tra gli obiettivi da raggiungere. Nella maggioranza non mancano, però, spinte finalizzate ad anticipare l’intervento governativo. Secondo le parole del viceministro del Ministero dell’Economia Enrico Zanetti si tratta di “un intervento sull’Irpef non dispersivo, ma mirato, da attuare con la stessa filosofia degli 80 euro e delle tasse sulla casa: un provvedimento semplice, facile da comprendere, che dia una percezione chiara della riduzione del prelievo”.

 

Taglio Irpef, di cosa si tratta

L’obiettivo che si è prefissato il Governo è quello di semplificare il sistema attraverso la riduzione progressiva delle aliquote e con l’introduzione di una flat tax per il ceto medio. Si tratterebbe, in sostanza, di un prelievo al 27 per cento per i soggetti con reddito compreso tra i 15 mila e i 75 mila euro. Il primo cambiamento previsto nella riforma di questo tributo riguarderebbe il numero di aliquote: che passerebbero da 5 a 3, con – come detto in precedenza – un’unica aliquota al 27 per cento per i redditi compresi tra i 15 mila e i 75 mila. Cosa cambia? Secondo questa nuova modalità i vantaggi del taglio Irpef si concentrerebbero proprio su quei redditi che oggi subiscono invece il più consistente prelievo. Basti considerare che a quota 28 mila euro di reddito è già previsto lo scatto dell’aliquota marginale al 38 per cento. Secondo quanto dichiarato dal viceministro Zanetti, invece, portando l’aliquota al 27 per cento fino a quota 75 mila euro di reddito, un contribuente con un reddito di 40 mila euro registrerebbe un risparmio sull’aliquota di ben 1.320 euro. Di conseguenza, chi guadagna 50 mila euro ne risparmia 2.430 di tasse e così via. “Non è solo una questione di giustizia – commenta Zanetti -: questa fascia di reddito è anche quella più portata a trasformare la maggiore disponibilità in spesa aggiuntiva”. Una scelta di politica economica, dunque. Per quanto riguarda le detrazioni, invece, la riforma che il Governo Renzi sta cercando di portare avanti dovrebbe portarle a 1000 euro per quanto riguarda i lavoratori dipendenti, ad 800 euro per i pensionati e infine a 200 euro per i lavoratori autonomi.

 

Ma cos’è l’Irpef e cosa si intende per scaglioni?

L’Irpef, come spiega in modo chiaro guidafisco.it, è l’imposta sul reddito delle persone fisiche mentre gli scaglioni Irpef sono delle percentuali progressive che si applicano al reddito al netto degli oneri deducibili e detraibili, delle stesse persone fisiche. L’Irpef, in altre parole, è una tassa personale e progressiva calcolata sul reddito del lavoratore dipendente, pensionato e del lavoratore autonomo. Nel primi due casi (lavoratori dipendenti e pensionati) il prelievo avviene alla fonte dal proprio datore di lavoro o ente pensionistico attraverso le trattenute mensili in busta paga che verranno poi dichiarate in sede di compilazione e trasmissione del modello 730 2016. Nel terzo caso, invece, per i lavoratori autonomi, avviene con la dichiarazione dei redditi, attraverso il modello Unico persone fisiche. Il quantum è calcolato in maniera progressiva in funzione dell’imponibile maturato e conseguito nel corso dell’anno precedente al netto delle detrazioni e deduzioni.

 

Quali sono le tipologie di reddito soggette a Irpef?

L’Irpef, come anticipato, è un’imposta relativa al reddito delle persone fisiche. Chi è soggetto a questa trattenuta, al versamento di questa imposta? Diverse categorie di lavoratori. I dipendenti in primis, siano essi a tempo determinato o indeterminato. I lavoratori autonomi e d’impresa. I pensionati, coloro i quali percepiscono assegno di mantenimento o assegni assimilabili a questi ultimi. Sono soggetti a Irpef anche i redditi di capitale e quelli diversi di natura finanziaria.

Carmine Di Donato

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