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Come viene calcolata l’imposta di bollo per un conto deposito online

Se hai in mente di investire una parte dei tuoi risparmi approfittando di uno strumento sicuro e redditizio, affidati ad un conto deposito online che ti dà la certezza di una gestione semplice e pratica anche se non sei esperto di Internet. Tieni presente che per il tuo investimento dovrai pagare un’imposta di bollo: si tratta di una tassa che deve essere corrisposta allo Stato e che è prevista per i prodotti bancari. I conti deposito rientrano, appunto, in questa categoria.

Come funziona l’imposta di bollo

conti di deposito rappresentano un’opzione di investimento interessante per gli italiani, almeno a giudicare dai numeri: il patrimonio raggiunge, infatti, i 500 miliardi di euro. Per quel che riguarda l’imposta di bollo, è necessario fare riferimento alla circolare 48/E del 2012 dell’Agenzia delle Entrate, ma anche alla circolare 15/E dell’anno successivo. Vale la pena di sapere, in ogni caso, che per il 2019 l’imposta di bollo è pari allo 0.2 per cento, da corrispondere su base annuale. Il calcolo del bollo viene eseguito per ciascuna rendicontazione, la quale – in base alla politica adottata dalla banca – può essere compiuta una volta all’anno o una volta ogni tre mesi. Questo vuol dire che due conti che hanno una rendicontazione differente, pur presentando caratteristiche uguali, potrebbero presupporre il pagamento per l’imposta di bollo di importi diversi.

Il calcolo dell’imposta di bollo

Per il pagamento dell’imposta di bollo non ci sono differenze tra un conto deposito online e uno tradizionale, a meno che l’istituto di credito non decida di farsene carico: ma si tratta, in ogni caso, di una specifica iniziativa della singola banca. Per il conto deposito, è previsto il pagamento dell’imposta di bollo unicamente per il capitale effettivo del giorno in cui si esegue la rendicontazione. Se, per esempio, il conto deposito è chiuso in occasione del giorno della rendicontazione, non ci si basa sullo 0.2 per cento, ma si applica il minimo dell’imposta di bollo pari a 1 euro.

Un esempio concreto

Un esempio pratico può aiutare ad avere le idee più chiare. Si immagini di avere aperto un conto deposito online che preveda una rendicontazione annuale. Per una durata pari a un anno e un valore nominale di 10mila euro, l’imposta di bollo ha un valore teorico che deve essere calcolato moltiplicando il valore nominale per 20 e dividendo il risultato ottenuto per 100: di conseguenza, si devono pagare 20 euro. Viceversa, si pensi di gestire un conto deposito, sempre con rendicontazione annuale, per una durata pari a un anno e un valore nominrale di 200 euro. In questo caso, ripetendo lo stesso calcolo visto poco fa, l’imposta di bollo sarebbe di 40 centesimi, ma in realtà bisogna pagare 1 euro, che corrisponde all’importo minimo.

Cosa succede con un conto di deposito chiuso

Nell’eventualità in cui al momento della rendicontazione il conto di deposito sia chiuso ma esso sia stato aperto nel corso dell’anno con un saldo superiore a zero per almeno un giorno, è prevista l’imposta di bollo da 1 euro anche se il giorno di rendicontazione ha decretato un saldo pari a zero. 

Il periodo di vigenza è importante?

La data in cui il conto è stato aperto è importante per il calcolo dell’imposta di bollo, sempre ipotizzando di parlare di un conto attivo. Con un conto che comporta una rendicontazione annuale al 31 dicembre e aperto da tre mesi, non si paga l’imposta di bollo totale, ma solo un quarto della stessa, proprio perché il conto è attivo da un quarto di anno. Ecco spiegato il motivo per il quale, come si sosteneva poche righe più sopra, non è detto che per conti depositi con caratteristiche identiche possano essere vigenti valori di imposta di bollo uguali.

Antonio Palmieri

Laureato in economia aziendale con una tesi dal titolo "Il ruolo dell'HTML nelle operazioni di web marketing", iscritto all'albo dei Consulenti del lavoro, sono un libero professionista che non trascura le potenzialità offerte dal web che resta la mia grande passione: lavoro e passione si integrano in Codice Azienda, blog che curo dal 2007 in cui affronto temi che riguardano imprenditori e professionisti.Nel mio curriculum le esperienze e le competenze.

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